[Recensione] Replicas

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7

Buono

Quali limiti siete disposti a superare per poter riabbracciare una persona scomparsa? A rispondere alla domanda è William, protagonista di Replicas

William Foster è un neuroscienziato reclutato da una misteriosa azienda di bio-tecnologie per lavorare sulla traslazione della coscienza umana in forma digitale che possa essere trasferita in un nuovo corpo. Trasferisce quindi sua moglie e i loro tre figli su un’isola remota per completare le sue ricerche. Sfortunatamente, il processo di transfert si dimostra imperfetto, inculcando ai soggetti dei test tendenze suicide e moti di violenza. Quando però un tragico incidente d’auto provoca la morte della sua famiglia, Foster si convince ad utilizzare ancora una volta la procedura per riportarli in vita

Un viaggio nella disperazione umana

Gli esperimenti di Replicas sono affrontati sotto due diversi sguardi: quello freddo dello scienziato e quello amorevole del padre, che finiranno col coincidere quando il processo di digitalizzazione non sarà più subito da un deceduto qualsiasi, bensì dalla famiglia Foster. Il tentativo di annullare i danni dell’incidente faranno vivere allo spettatore un viaggio nella disperazione umana, circondandolo dell’aura di angoscia e felicità che sta vivendo William. Un mix di sentimenti che scaturiscono dalla possibilità di rivedere nuovamente la famiglia e dall’incapacità di riportarla indietro nella sua interezza e che minerà lentamente la salute mentale del protagonista e del suo migliore amico.

Terrorizzato dall’istinto suicida dei prototipi precedenti e al contempo spaventato all’idea di passare il resto della propria vita senza i propri cari, a Foster non resta che passare il proprio tempo osservando le vasche dove crescono le repliche dei suoi familiari, alienandosi sempre di più dal proprio lavoro e dalle proprie responsabilità. Un’apatia che risalta nella pellicola, riempiendo i vuoti con la silenziosa disperazione del protagonista, ormai eletto a scienziato pazzo.

 

I limiti dell’etica

Il sistema nervoso centrale comunica col resto dell’organismo mediante impulsi elettrici, costruendo la propria memoria attraverso la formazione di reti neuronali. Se fosse possibile ricostruire con esattezza le singole connessioni tra i neuroni, si avrebbe la fotocopia della mente umana? Il lavoro di William insiste su questo concetto: la natura biologica (e non trascendente) della coscienza umana che, attraverso un’opportuna manipolazione, può essere trasferita a un secondo sistema, stavolta artificiale, che comunica a sua volta mediante impulsi elettrici. 

Gli scarsi risultati ottenuti dallo scienziato durante le prime fasi della pellicola lasciano intuire la complessità vera della coscienza, in grado di riconoscere il corpo artificiale come estraneo e di ribellarsi al trasferimento. Atteggiamento giustificato anche dalla signora Foster, che ritiene vi sia molto di più delle semplici reti neuronali dietro le singole personalità. Con la sua morte, la donna si troverà ad essere a sua volta una cavia, sperimentando il trasferimento della coscienza in un altro organismo biologico, la sua replica, insieme ai propri figli. L’esperimento, che di per sé potrebbe superare ogni limite etico, non è demonizzato, ma accompagna la trama verso un epilogo in grado di appagare, anche se non completamente, il pubblico. 

Un thriller fantascientifico lento ma appassionante

Replicas introduce, attraverso l’uso indiscriminato delle scoperte di William in ambito biomedicale, alcuni degli elementi cardine del genere fantascientifico: robot,  cloni, strani dispositivi tecnologici e la classica figura dello scienziato pazzo. Queste caratteristiche, che rendono la pellicola perfetta per un amante dello sci-fi, sono esaltate da un largo uso degli effetti speciali, che risaltano soprattutto durante le sessioni di trasferimento delle coscienze: il cervello è proiettato nella sua interezza, esaltando di passaggio in passaggio sezioni di corteccia o reti di neuroni. 

replicas

L’unica pecca della pellicola è fornita dalla velocità della narrazione: i momenti cardine del film sono affrontati con estrema lentezza, per poi subire una non indifferente accelerazione solamente in vista della conclusione. Questa scelta, che in parte riprende l’attesa angosciante del protagonista, non può che smorzare l’entusiasmo vissuto durante l’inizio del film.

7

Buono

Present Physicist, Future Nobel Prize. Nerd. Hopeless Fangirl. Gamer. Unapologetically Shipper. Booklover and Proud. Trying to construct my own T.A.R.D.I.S. and travel with the Doctor.
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