[Recensione] Il Surrealismo – Salvador Dalì & Bosch

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La nascita, la storia e le caratteristiche del Surrealismo sono narrate attraverso la vita, i sogni, le opere e le paure dei suoi artisti più iconici: Salvador Dalì e Bosch

Salvador Dalì – La ricerca dell’immortalità

Un viaggio esaustivo attraverso la vita e l’opera di Salvador Dalì. Il regista David Pujol guida lo spettatore in un percorso costellato di vicende non scontate e personali dell’artista che ha inizio nel 1929 e si conclude, con la sua morte, nel 1989

Il contributo di Dalì al Surrealismo viene analizzato mediante un viaggio accurato nella sua vita, dalle prime opere fino alla conclusione del Museo Dalì, testamento e tomba dell’uomo. Grazie a un susseguirsi di video e foto dell’autore, alternate alla lettura della sua corrispondenza con la moglie Gala e la sorella Annamaria e al commento dei curatori del Museo, si delinea una personalità eccentrica, mossa dalla continua necessità di sentirsi vivo.

Lo spettatore non può che sentirsi vicino a Dalì scoprendo la sua paura di morire, il desiderio di avvicinarsi a Dio, nel quale non riuscirà mai a credere, per esorcizzare il Cupo Mietitore. Questo ospite indesiderato è per lui come un’ombra restia ad abbandonarlo, in perenne attesa di un suo errore, spingendolo a vivere appieno e senza freni ogni fase della sua esistenza. Un percorso di eccessi che ruota attorno alla figura di Gala, alla quale dedica ogni sua azione: persino nei suoi autografi scriverà Gala Salvador Dalì.

L’amore per la donna, alla quale regalerà un intero castello solo per vederla sorridere, presenta agli occhi dello spettatore un Dalì umano, che si distingue dalla leggenda dipinta dalla radio e dalla televisione, e che si accentua attraverso il suo attaccamento all’infanzia e i difficili rapporti col padre.

La ricerca dell’immortalità è un ritratto fedele e accurato di Salvador Dalì, talvolta descritto come uomo e talvolta come artista, che analizza l’impatto della scienza, del secondo conflitto mondiale, delle amicizie e dei paesaggi dell’infanzia nella crescita di un personaggio che ha reso la sua esistenza un’opera surrealista.

Bosch – Il giardino dei sogni

Un racconto della doppia anima dell’artista che più di ogni altro è riuscito a fondere la cultura figurativa, fantastica ed esotica del Medioevo con il Rinascimento fiammingo. Uno dei pittori più visionari della storia, presentato ora come alchimista, ora come artista raffinato, unico nel suo genere

Tra le opere più discusse del Surrealismo, Il Giardino dei Sogni si presta a infinite interpretazioni, che dipendono dalle conoscenze e dalla psiche di colui che osserva. Ma qual è la vera chiave di lettura dell’opera? Il trittico, realizzato su commissione da Hieronymus Bosch, è misterioso esattamente come il suo autore, del quale si conosce con certezza solamente la data di morte. Il film evento, a differenza dei lungometraggi precedenti del progetto la Grande Arte, analizza l’artista partendo dalla sua opera principale, tentando di analizzare il suo pensiero, le sue aspirazioni e la sua vita attraverso il contesto storico e sociale, prendendo spunto, di volta in volta, dai minuti dettagli del dipinto.

Ha inizio una indagine sull’uomo il cui volto è probabilmente ritratto nel trittico, partendo dal suo ruolo nella Confraternita, che gli permetteva di consumare regolarmente la carne di cigno, fino ad arrivare agli ingredienti impiegati per dipingere, segretamente tramandati di generazione in generazione. Il risultato di questo viaggio è un Bosch dai mille volti, talvolta alchimista, talvolta fervente devoto, che impone nel suo lavoro una conoscenza stratificata espressa attraverso immagini oniriche. E, dietro questi mille volti, si nasconde il primo pittore surrealista della Storia.

 

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