Winfried – L’importanza del tempo

Winfried – L’importanza del tempo

Winfried è un corto animato tedesco, scritto e diretto da Jana Lenhard, Christopher Vogt e Victoria Sandvoß. Protagonista dello short-film è Winfried, un uomo infelice sin dalla nascita e di cui, in soli quattro minuti di corto, viene riassunta la vita; il suo disagio nelle interazioni con gli altri personaggi e il suo modo di esprimere disappunto per gli esiti delle scelte compiute alleggerisce notevolmente la narrazione, conferendovi una vena ironica.

Nonostante la semplicità dei disegni, Winfried presenta una forte simbologia:

  • Sin dalla più tenera età, egli tiene con sé una scatola, che rappresenta le proprie responsabilità: all’inizio contiene un gioco a molla, poiché l’unico dovere di un lattante consiste nell’esplorazione e nella comprensione dell’ambiente circostante. Mano a mano che il protagonista invecchia, il contenitore diventa più grande e, una volta sposato e divenuto padre, Winfried si ritroverà a reggere ben tre scatole! (Una per ogni persona di cui dovrà prendersi cura)
  • La simbologia religiosa compare solo in due occasioni e, in entrambi i casi, non sono luoghi a cui il protagonista sente di appartenere: la chiesa e la casa di cura. In chiesa Winfried andrà solo per il proprio matrimonio, contratto con una donna che non sente di amare, e gli oggetti sacri si trovano sull’altare, volontariamente posizionato ai bordi della inquadratura: essi sono estranei, semplici spettatori di un evento e, a ulteriore prova di ciò, non vi sono sacerdoti a officiare il rito e la Bibbia è chiusa e abbandonata sull’ambone. Nella casa di cura compare un crocifisso, che, nella narrazione, viene ridotto a mero elemento di arredo.
  • Nonostante la esistenza di oggetti sacri nella stanza dove il protagonista esala l’ultimo respiro, nella scena della sua morte non vi sono riferimenti religiosi o cenni ad un funerale. Winfried, che, molto probabilmente, è ateo, sa di essere solo con se stesso. L’idea di solitudine e di abbandono che si genera dal timore che non esista nulla dopo la morte, che si è soli, abbandonati nell’Universo a vivere una vita senza senso, potrebbe essere la causa principale della sua infelicità.

L’intero corto può essere diviso in tre macro-sequenze: il passato, il presente e il futuro. Nella prima sequenza, Winfried tiene con sé la foto di quando era piccolo: ciò potrebbe esprimere sia nostalgia per una età che non tornerà più, sia pentimento, per le scelte che lo hanno ricondotto al presente. Nel secondo periodo, il protagonista ha con sé uno specchio: ormai è padre di famiglia e deve rimanere ancorato al presente per poter badare ai figli e alla moglie. Nell’ultima sequenza emerge il problema del futuro: Winfried è prossimo alla morte e si pone il problema della immortalità dell’anima, poiché tiene con  sé un crocifisso.

L’intero corto è la storia di un uomo privo di qualità, che ha sprecato la propria esistenza in attesa di qualche avvenimento in grado di renderlo felice, un invito a gestire meglio la propria vita, poiché il tempo perso non tornerà indietro.

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