Black Mirror – L’importanza del tempo nella Prima Stagione

Black Mirror – L’importanza del tempo nella Prima Stagione




La prima stagione della serie inglese Black Mirror è sia la più breve che quella più intensa: essa ha mostrato l’abisso in cui la tecnologia è in grado di far sprofondare l’animo umano, erodendo gradualmente lo stesso concetto di umanità.

Ciò che accade all’interno di questi tre episodi riguarda tutti in prima persona e, a evidenziare ciò, tra un blocco narrativo e il successivo vi è una schermata nera,in cui lo spettatore può ammirare sé stesso attraverso lo schermo del suo computer. Il messaggio lasciato da questi intervalli è evidente: colui che segue Black Mirror, così come il resto della popolazione, vive già nel mondo del quale la serie funge da semplice specchio.

Sebbene la tecnologia e i suoi effetti sulla società rappresentino le tematiche principali di tutta la serie, il filo conduttore della prima stagione è il tempo:

  • Nella 1×01 (Il peso della società influisce sulle scelte?) si ha il futuro. Il primo ministro, infatti, lotta con tutte le proprie forze per scongiurare l’arrivo di un determinato orario, desiderando ardentemente di fermare lo scorrere del tempo per scongiurare l’arrivo del futuro previsto
  • Nella 1×02 (L’opinione di un individuo può smuovere le masse?) il protagonista è il presente. Durante l’intero episodio, infatti, Bing agisce con un unico scopo: migliorare il proprio presente e, per riuscirci, pedala pur di concedersi oggetti e filmati in grado di fornirgli una illusione di felicità. Dopo il tradimento della ragazza, il protagonista riuscirà a tenere un discorso dinanzi ai giudici di un talent, esprimendo la situazione della società in quell’esatto momento
  • Nella 1×03 (Un eccesso di tecnologia può rovinare i rapporti umani?) è il passato a regnare sovrano. Il protagonista passerà buona parte del proprio tempo a sbobinare i propri ricordi (e quelli altrui) pur di confermare i propri dubbi sul passato della moglie. Nonostante la risoluzione dell’enigma, egli si condanna a vivere nei ricordi e, di conseguenza, nel proprio passato.



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